The Haiku Pizza Best of 2017 Awards

Anche il 2017 sta per finire, e come ogni buon blog che si rispetti, ecco la lista del miglior tutto che ho visto-letto-giocato durante l’anno. Ovviamente, non essendo il mio un blog monotematico e non avendo nessun collaboratore con me, avere il tempo di fare tutto è impossibile, per cui durante gli scorsi 365 giorni ho dovuto fare scelte dettate da tempo e budget, e ci sono probabilmente alcune omissioni discutibili – specie nella categoria video giochi.

Ma basta blaterare. Senza ulteriore indugio, ecco a voi i prestigiosissimi Haiku Pizza Best of 2017 Award.

PREMIO “LOREDANA LECCISO” PER LA BELLA MUSICA
THE MOUNTAIN GOATS – GOTHS

10_700_700_579_mountaingoats_goths_900

A due anni di distanza dal loro precendente lavoro Beat the Champ, un concept album dedicato al mondo del wrestling professionale, i Mountain Goats, band del cantautore e poli-strumentista John Darnielle, tornano nel 2017 con un nuovo album, Goths, che racconta in maniera sensibile e coinvolgente storie dalla sottocultura gotica degli anni ’80, con tutte le delusioni e i bagagli di incompresioni e solitudine che con metafore si mescolano e si intrecciano alla vita personale di Darnielle. I testi, non c’è neanche bisogno di dirlo, sono come al solito meravigliosi.

The Mountain Goats hanno una passione per il raccontare storie, e lo fanno in maniera molto intima e introspettiva. “I’m hardcore, but not that hardcore”.
Darnielle ha registrato Goths senza usare chitarre, nonostante storicamente la band sia famosa per il sound lo-fi (il loro album All Hail West Texas è l’unico album della storia ad essere entrato nella classifica americana pur essendo registrato completamente usando uno stereo casalingo).

La band americana sforna un album musicalmente più complesso del solito, ma che come per ogni altro suo lavoro ti accompagna come un amico seduto nel sedile accanto al tuo in un viaggio in cui ti racconta storie di persone che ha conosciuto. O che magari non sono mai esistite.

 THE BINGE WATCH AWARD
ALL’INTRATTENIMENTO TELEVISIVO
BETTER CALL SAUL – Season 3

better-call-saul-s3-poster

La terza stagione dello spinoff di Breaking Bad creato da Vince Gilligan e Peter Gould è di gran lunga la migliore fino ad ora, grazie all’eccellente recitazione di tutti i personaggi principali e una storia che finalmente prende una direzione autonoma e drammatica.

La serie sembra avere trovato il proprio perno di narrazione, cosa complessa visto che un po’ tutti sappiamo che dell’evoluzione del personaggio di Jimmy in Breaking Bad, ma è proprio il come Jimmy si avvicini al diventare Saul a rendere la serie interessante.

Better Call Saul coglie di sopresa per la drammaticità della storia e la bravura con cui gli attori – tutti provenienti da un background comico – rendono i propri personaggi.

La meravigliosa scena di Chuck in Chicanery, da sola, contribuisce grandemente al rendere questa stagione la migliore dell’anno, battendo di misura Stranger Things Season 2, e sorprendentemente, Game of Thrones.

NASTRO D’ARGENTO ALLA SCELTA LIMITATA
(sponsored by Amplifon)
Koe No Katachi

ec2492c6b5bf2b231cb400aa1cb41607-anime-girls-galleries

Un anno di transizione quello cinematografico, in cui ho visto meno film del solito, e nessuno di quelli che ho visto mi sono rimasti particolarmente in testa come capolavori, forse per via del mio lento ma inesorabile allontanamento dallo stile narrativo holliwoodiano e dalle scelte “disinfettate” e poco coraggiose della cinematografia mainstream occidentale (anche se non escludo completamente le mie colpe nel non essere riuscito ad identificare con anticipo cosa potesse essere interessante).

Koe No Katachi (letteralmente The Sound of Your Voice, tradotto in UK come A Silent Voice), rilasciato in Giappone alla fine del 2016 e a Marzo qui in Regno Unito, racconta la storia di un bulletto che si innamora della ragazza sorda che amava bullizzare in classe. Koe No Katachi tratta di abbandono, gelosia, invidia, e dell’incapacità di relazionarsi con gli altri, e lo fa in maniera matura, innovativa e molto delicata.

Nonostante non sia un capolavoro assoluto che verrà ricordato nei decenni a venire, A Silent Voice si guadagna ugualmente la medaglia di miglior film dell’anno.

the OMFG I CAN’T BELIEVE IT HAS BEATEN ZELDA AWARD per
MIGLIOR VIDEO GIOCO
Doki DoKi Literature Club

dokidokipizza

Doki Doki Literature Club, una visual novel gratuita per PC che ho recensito pochissimo tempo fa, si prende a sorpresa il titolo di gioco dell’anno, nonostante la fortissima competizione di Persona 5 – ma il non aver potuto giocare Zelda Breath of the Wild ha probabilmente minato la scelta finale.

DDLC travolge i clichè del genere e regala un gioco meccanicamente semplice ma tematicamente complesso, e con una storia che cambierà il genere e possibilmente l’idea che i detrattori hanno delle Visual Novels. E ho già detto che è gratuito?

La mia recensione completa è qui.

PREMIO OMAE WA MOU SHINDEIRU per MIGLIOR ANIME
Shouwa Genroku Rakugo Shinjuu: Descending Stories

Showa Genroku Rakugo Pizza

Se il 2017 è stato un anno mediocre per la cinematografia, lo stesso non si può dire degli anime. Descending Stories, seconda e ultima stagione tratta dal manga Shouwa Genroku Rakugo Shinjuu, non è solo la migliore serie dell’anno, ma una delle migliori serie animate di sempre – mi azzerderei a dire una delle migliori 5 mai create.

Grazie a personaggi realistici e non convenzionali, una regia eccellente, animazioni meravigliose, e musiche che ben sostengono la narrazione, questa serie scritta e illustrata da Haruko Kumota entra nell’olimpo dell’animazione (in generale, non solo nipponica), e lo fa con una semplicità e una poeticità toccante.

Ne ho parlato più in dettaglio qui, e al tempo le ho dato un 9, ma come tutte quelle serie che come vini pregiati migliorano col tempo, a distanza di un anno il mio giudizio diventa forse ancora più favorevole.

PREMIO TUFFOLINO AL MIGLIOR FUMETTO
Emil Ferris – MY FAVORITE THING IS MONSTERS

monsters-020_wide-4deaefbbd1581ec47fc10438ebcd8dfd9b9fcb98-s900-c85

My Favorite Thing is Monster è la maestosa opera prima di Emil Ferris, autrice che dopo una lunga malattia si trova a doversi reinventare in un nuovo lavoro in seguito a una paralisi e a dover rimpara a disegnare come parte della terapia, . Decide quindi di creare una lunghissima graphic novel e disegnarla tutta a penna su un quaderno a righe. Sì, seriamente.

My favorite thing is monsters è la storia di Karen, una ragazzina con le sembianze di un lupo mannaro che inizia ad investigare la morte di una sua vicina di casa non credendo alla versione ufficiale che parlava di morte per suicidio.

L’arte è meravigliosa. I colori sono pochi e essenziali, ma che diventano intricatissimi e iper saturati, o furiosamente disegnati con penne nere.

Il libro è una lettera d’amore ai mostri cinematografici degli anni ‘70, con una storia di adolescenza e del diventare adulti mista a un giallo intrigante. My Favorite Thing is Monsters è coinvolgente e ben scritto, squisitamente illustrato, e reso ancora più intrigante dall’essere un’opera prima.

IL MEGLIO DELL’ANNO

gintama

Come già detto nell’introduzione, questo blog è gestito da me soltanto, e per quanto cerchi di stare al passo con le novità, spesso non ho tempo di fare tutto. Quest’anno, in particolare, tantissimo del mio tempo libero è andato verso qualcosa che non è uscito durante l’anno – o meglio, che nonostante abbia proseguito quest’anno non sono riuscito a mettermi in pari.

Ho iniziato Gintama l’anno scorso, e ho visto svogliatamente qualche puntata, senza interessarmene troppo. Sinceramente, se non fosse che la mia fidanzata ha guardato 317 episodi in un paio di mesi, l’avrei mollato dopo meno di 10 puntate.

E avrei fatto male. Molto male.

Il mio anno è stato scandito da Gintama. L’ho guardato praticamente in ogni pausa pranzo al lavoro, ho fatto delle maratone da 16 episodi in una giornata, il mio telefono è invaso dalle sigle e dalle colonne sonore che ascolto quotidianamente. Prima di Gintama non capivo come si potesse diventare fan di una idol. Adesso sì.

La serie, creata da Sorachi Ideaki, passa dal comico al terribilmente drammatico. Gli esiti delle battaglie non sono mai scontati, e ci sono interi archi in cui la serie passa fluidamente dal far genuinamente ridere al dramma nel giro di secondi.

Quello che mi ha colpito maggiormente è la rottura continua della quarta parete e quanto coinvolgente possa diventare la trama. Gintama è la serie comica con più tristezza di sottofondo. Molto spesso è solo suggerita, ma in quegli istanti in cui emerge, la delusione dei protagonisti verso il mondo – e come quattro persone abbiano deciso di affrontare una sconfitta ognuno in maniera diametralmente opposta – risulta ancora più toccante.

Tra un tentativo di kamehameha e l’altra, ovviamente.

Annunci